Piangere sul latte versato

Piangere sul latte versato

Perchè si dice piangere sul latte versato?

Il significato di questa espressione comunemente viene usato per spiegare che è inutile disperarsi e lamentarsi dopo aver commesso degli errori che non si possono annullare e riparare.
E’ tratto da una famosa favola di Esopo: la lattaia.  La favola narra che una lattaia andando al mercato per vendere il latte, fantasticava su cosa avrebbe potuto comprare con i soldi ricavati dalla vendita. Pensò che avrebbe potuto comprare degli animali. E poi si disse che se li avesse fatti crescere li avrebbe potuti rivendere e guadagnare ancora di più. Andò avanti a fantasticare cosi, ma inciampò e il latte gli cadde e con esso tutti i suoi sogni.

Questa è una distorsione popolare; il vero significato per cui si usa questa espressione è un altro. Piangere non serve. Consolati con un dolce o una birra e poi elabora a mente fredda un piano più efficace. Nel mondo del business, gli imprenditori che hanno avuto successo, lo hanno ottenuto inseguendo un sogno, spesso dopo aver sbagliato più volte.

Sognare obiettivi futuri è fondamentale, ma è importante assicurarsi che il proprio piano sia realistico e che tenga conto degli imprevisti.
Metti una data di scadenza al tuo sogno e poi lavora per realizzarlo. Altrimenti è probabile che ti troverai a “piangere sul latte versato”.

“Dove ho sbagliato?”Mi chiedono molti professionisti nei seminari sulla Domandologia. Come posso fare per migliorare la mia comunicazione e consolidare le relazione con i clienti?
Ho creato il metodo della Domandologia proprio per evitare “il latte versato”. Errori di comunicazione che possono chiudere relazioni consolidate, durante conversazioni difficili o momenti complessi.
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La favola di Esopo: La lattaia

La lattaia camminava svelta svelta, portando una brocca piena di latte sul capo e canticchiava allegra. La città non era lontana e la fanciulla, strada facendo, pensava che avrebbe venduto in quattro e quattr’otto il suo buon latte appena munto.
– Con il denaro ricavato dalla vendita del latte potrò comprare molte uova, forse un centinaio – calcolava. – Le uova, con l’aiuto della chioccia e del buon Dio, un giorno si schiuderanno e ne balzeranno fuori tanti e tanti pulcini… Oh, che bella cosa avere tanti pulcini! Che allegria vederli zampettare sull’aia tutto il giorno, seguendo la chioccia! –
Era facile tessere sogni in quella fresca mattina! La lattaia cantava sempre più allegra e intanto pensava:
– I pulcini cresceranno presto ed io riempirò il mio pollaio con pochissima spesa. Per chi vive in campagna, come me, non è poi una gran fatica allevare dei polli! E… se venisse la volpe? Ah, la malandrina verrà certamente ad insidiare le mie galline, ma io farò buona guardia e le impedirò di compiere una strage. Un giorno poi venderò le galline più grasse e comprerò un bel maialino – Le pareva già di vederlo: roseo, grazioso, con il codino arricciato, che si rotolava in modo buffo sulla paglia, in un angolo del cortile, vicino alla stalla.
– Si, si, ho deciso! – canterellava la lattaia – comprerò il maialino rosa e lo nutrirò con ghiande e con pastoni di crusca: dovrà diventare grasso e grosso come una botte! Allora lo porterò al mercato sul carro delle verdure e tutti vorranno vederlo. Poi qualcuno lo porterà a casa sua, ma solo dopo avermi pagato con un bel sacchetto pieno di tintinnanti monete d’argento. Con il mio gruzzolo in tasca, mi parrà d’essere ricca… –
La piccola lattaia, senza accorgersene, aveva allungato il passo e la sua gonnella leggera svolazzava al vento.
– Che cosa comprerò? – sussurrò la fanciulla? – Non è facile impiegare bene una grossa somma. Dovrò stare attenta a non farmi imbrogliare da qualche venditore di fumo! –
In quel momento, si sentì un possente muggito. – Ecco! – disse la lattaia, sorridendo – Ora so che cosa acquisterò con la somma ricavata dalla vendita del maiale! Comprerò una bella mucca pezzata, che mi darà latte in abbondanza! Ma non basta: voglio anche un vitellino! Chi potrà impedirmi di spendere fino all’ultimo centesimo per acquistare una mucca ed il suo vitellino? Li metterò nella stalla ed ogni giorno li lascerò pascolare nel prato dietro la casa. La mucca se ne andrà lenta lenta, brucando l’erba lungo il fossato; ma il vitellino vorrà correre e saltare… oh, come sarà bello vederlo saltare nel prato! –
E per imitarlo, la piccola lattaia fece un saltello, tutta contenta, ma… ahimè… inciampò in un sasso: la brocca le sfuggì e cadde in mezzo alla strada rompendosi in mille pezzi. Il latte si sparse: in un attimo non c’era più che una larga macchia bianchiccia.
– Addio, vitellino, amante delle corse e dei salti nel prato! Addio, mucca pezzata, placida e pronta a donare il buon latte! Addio, grasso maiale, montagna vivente di carne e di lardo! Addio, gallinelle, orgoglio della massaia! Addio, pulcini graziosi e pigolanti! Addio, uova!-
La lattaia in lacrime gemette: – Povera la mia brocca! Ho veduto sparire, insieme con il latte, tutti i miei castelli in aria… Che diranno alla fattoria quando mi vedranno tornare a mani vuote? –
Ella temeva di venire aspramente rimproverata. Invece, con sua grande meraviglia, dopo aver ascoltato con interesse il racconto della sua disavventura, tutti si misero a ridere e il fattore le disse:
– Consolati, piccola lattaia! Capita a tutti di sognare ad occhi aperti! La cosa importante è che ciò non avvenga troppo spesso per non esporci a risvegli troppo bruschi! –

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